Architettura e modernità Parte 4 - Domanda 2
Quale atteggiamento caratterizza il pensiero degli architetti degli anni sessanta, o meglio, come si collocano rispetto al più generale panorama delle possibilità architettoniche che si vanno moltiplicando in quegli anni?
a. Un atteggiamento profondamente conservatore, frutto della disillusione maturata a seguito dei fallimenti delle teorie di quella corrente tanto innovativa che fu il Movimento Moderno
b. Un atteggiamento "totalizzante" che vede l'architettura come il risultato dell'azione di tutte le forze sinergiche che posso essere messe in campo al fine di realizzare delle nuove "opere d'arte totale" e che porterà ogni architetto all'attenzione maniacale per qualunque dettaglio e chiave di lettura che concorra alla formazione di un linguaggio.
c. Un atteggiamento "esclusivista" che porta ogni architetto a occuparsi solo di ciò che gli compete, che spinge i progettisti a restringere il campo e parzializzare la sua ricerca, concentrandola verso qualcosa di specifico, quindi verso un unico tema.
d. Un atteggiamento estremamente distruttivo nei confronti di ciò che è stato il moderni. I fenomeni degli anni sessanta si configurano come un rinascimento dal periodo buio del movimento moderno: si pongono l'obiettivo di s-macchinizzare l'architettura riportandola a rapporti più umani con la natura, stilando delle regole fisse che dettino le proporzioni tra le parti e dei riferimenti linguistici.
e. Un atteggiamento nostalgico nei confronti del passato. I progettisti vedono il terreno e devastato dalla guerra e, piuttosto che utilizzarlo come punto di ripartenza per una nuove fase di ricostruzione e implementazione delle risorse e delle possibilità, si concentrano a rivolgere un occhio malinconico verso l'operato del movimento moderno, constatando l'impossibilità di poter raccogliere i frutti di quell'esperienza.
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