Dal micro al macro: mediare per rigenerare

resoconto sulla lecture del giorno 30_05_2012:

Dal micro al macro: mediare per rigenerare
Interazioni e variazioni di scala per Diller Scofidio+Renfro.
Confronto con il progetto Monte Mario Green Lab | Centro di ricerca per città sostenibili | 

L'intervento del 30 maggio presso la sede di via Fliaminia della Facoltà di Architettura de 
"La Sapienza" prende le mosse da una lettura critica dello studio di architettura Diller & Scofidio + Renfro come veri e propri catalizzatori della rigenerazione urbana, con una particolare attenzione alle strategie progettuali adottate per restituire brani di città agli abitanti. In questo quadro è stato individuato quale strumento principale di queste strategie quello della mediazione: mediazione tra scale differenti, tra la sfera intima e collettiva dell'abitare lo spazio urbano, tra luoghi naturali e artificiali.
La mediazione diventa quindi quella strategia site specific tramite la quale D&S(+R) riescono a ricostruire un vero e proprio scape, ovvero una visione che, tra l'altro, è una 
vera e propria componente della struttura multidisciplinare dei paesaggi protagonisti della ricerca 
di questi architetti; inoltre, non
a caso, l'etimologia anglosassone di paesaggio "landscape" contiene al suo interno la stessa parola scape, lo
stesso concetto di visione.

In quest'ottica la ristrutturazione del Lincoln Center di New York, quel quadro metafisico di grandi masse piene e
vuote al centro di Manhattan, diviene l'occasione di una vera e propria indagine, di uno scape atturato sul posto che permette di elaborare una strategia progettuale ad hoc.
La ristrutturazione di D&S(+R) denuda le masse architettoniche dei loro aggettivi mostrando i 
contenuti degli edifici del complesso in uno "spogliarello architettonico", come lo definisce in molte interviste la stessa Elizabeth Diller, che mette in mostra il vero carattere del progetto di architettura: il programma
Come i membri dello studio più volte affermano l'architettura non è rappresentazione di un segno o di una forma 
ma performance di un programma.
E' così che questo spirito guida tutto l'intervento, la cui punta di diamante è sicuramente la 
definizione di quelle masse vuote che si alternando tra gli edifici del Lincoln Center e le strade di Manhattan.
Lo strumento chiave della rigenerazione di questi spazi è l'alternanza, la variazione di ritrmo, la 
variazione e la mediazione di scala. L'intervento di D&S(+R) riesce a mediare la grande dimensione del grattacielo di Midtown con la dimensione umana: riconduce i colossali vuoti della piazza, proporzionati con l'edificato di New York, a spazi pubblici proporzionati con il cittadino; la grande vasca d'acqua riflette e smaterializza le grandi torri circostanti,  il verde di Central Park sembra ridursi nella copertura dell'Hypar Pavillon al verde del giardino di una piazza di quartiere, i margini urbani tra le strade intasate di taxi e la piazza metafisica del Lincoln Center sono ridefiniti attraverso l'attenzione alle differenze di quote ed il progetto dell'elemento di dettaglio, della seduta, dell'ingresso, del gradino.
E' proprio l'Hypar Pavillon il principe di questa mediazione: una sorta di baldacchino verde che si alza a proteggere la piazza dalla strada trafficata e dagli alti grattacieli che si stagliano sullo sfondo; un manto verde che si inchina a toccare il pavimento creando l'accesso al "prato urbano", una copertura che è una vera e propria interfaccia tra spazio pubblico e privato e che prende forma attraverso un segno che di sicuro è linguisticamente staccato dal contesto, ma che al tempo stesso piuttosto che modificarlo lo implementa e ne conferma l'identità creando uno spazio che, come la Diller ci racconta "è più Lincoln Center del Lincoln Center".


Il progetto del "Monte Mario Green Lab", tesi di laurea in composizione architettonica e progettazione urbana, si propone, allo stesso modo rispetto all'intervento di D&S(+R), di rigenerare un brano di città attraverso la risoluzione dei margini urbani e l'ibridazione del verde con il costruito.
Strumento principe di questa strategia è ancora la mediazione tra una scala umana, quella della strada locale, della piazza di quartiere e la macro scala che, questa volta, è quella della natura, della collina di Monte Mario che si staglia imponente sullo sfondo, proprio come i grattacieli di New York. 


Nessun commento:

Posta un commento