Ferrovie urbane trasformate in parchi che si insinuano tra le visioni quotidiane dei cittadini; centri culturali spogliati delle masse murarie e vestiti di solo vetro, filtro obbligato agli sguardi dei passanti; istituti d’arte che si impongono in zone degradate alla ricerca di una nuova identità: questi sono Diller & Scofidio + Renfro, tre architetti che lavorano restituendo spazi dimenticati ai cittadini e nuove identità alle città.
Nato nel 1979 a New York, lo studio
ha come filosofia la trasformazione dell’identità dei luoghi di intervento e la
restituzione alla città di questi trattii di storia riportati in superficie dopo anni
di silenzio.
Accade con
l’High Line di New York, accade con il progetto di ristrutturazione del Lincoln
Center for the Performing Art, accade con la realizzazione dell’ICA di Boston.
Che si tratti di una ferrovia dismessa, di un
centro culturale da ampliare e riqualificare o della realizzazione di un museo
all’interno di un’area portuale degradata, lo studio Diller & Scofidio
+ Renfro riesce sempre a rigenerare quei brani cittadini dotandoli al
tempo stesso di un' identità nuova e dell’evocazione di quella precedente.
| Alice Tully Hall_NYC. MicroLandscape |
| Alice Tullt Hall_NYC. MicroMacro Landscape |
è trattata contemporaneamente a due livelli: quello della ristrutturazione, della piazza e dello spazio pubblico che si confrontano con la grande dimensione di Midtown, in cui il ricordo delle preesistenze monumentali affiora in superficie; quello della Alice Tully Hall e dell’Hypar Pavillion Restaurant che si confrontano con la dimensione singola e umana della fruizione.
Allo stesso modo nell’ Institute of Contemporary Art di Boston la
relazione tra il grande affaccio sulla baia, elemento naturale che caratterizza
la vastità di un’area degradata, il cui recupero vive ancora la sua fase
embrionale, e le sale del museo i gradoni affacciati sull’acqua, e quindi il rapporto tra la grande dimensione del porto e la piccola scala dell’uomo sono mediate dall’edificio stesso, che da un lato protende
verso il macro con il suo grande sbalzo verso il mare, dall’altro si ritrae nel
micro dell’intimità delle esposizioni interne.
| High Line_NYC. MacroLandscape. |
| High Line_NYC. MicroLandscape. |
| High Line_NYC. MicroLandscape |
Nell’High Line di New York il gioco dialettico Micro/Macro è ancora più forte ed efficace. Vengono così definiti nuovi ambiti, piccole sedute su una passerella ferroviaria incagliata tra le strade di Chelsea, l’illusione di una passeggiata percorsa su un “sentiero urbano” piuttosto che sulle larghe Avenues di Manhattan; al tempo stesso, però, è sempre tenuto vivo il ricordo non solo dell’elemento ferroviario ma anche della grande scala che, per antonomasia, definisce la città nella quale siamo inseriti: la lunghezza di ben 4km del tracciato ferroviario riporta i dati numerici di questo intervento alla dimensione di Manhattan, le piccole visuali lungo il tracciato si aprono sul grande traffico stradale, la percorrenza del parco lineare apre più volte la vista sul fiume Hudson e sul grande sfondo del New Jersey; l’intervento detta, inoltre, la regola di mercato che prevede l’inserimento di nuovi edifici dal fattore scalare sicuramente macrodimensionale, come le recenti realizzazioni di Frank Gehry, Neil Denari e Jean Nouvel: nuovi landmark che fanno da contrappunto all'intervento di Diller & Scofidio + Renfro e bilanciano la scala urbana e sicuramente newyorkese dell'intervento.
Nessun commento:
Posta un commento